Earthquake in L’Aquila

This is just a short post to answer all the messages I received asking whether my family and friends where involved by the earthquake in L’Aquila. Thanks everyone for the interest!

My family lives in Tortoreto, which is a village on the Adriatic coast, about 100km far from the epicentre of the earthquake. The distance was enough to avoid yet another natural disaster in my home village — the very same area was already seriously damaged by a flooding in October 2007. Despite the distance, my parents woke up in the middle of the night because of the vibrations, and spent the rest of the night in their Caravan.

Serious damages involved unfortunately many of my friends who live in L’Aquila. Most of them are now without a roof: the lucky ones are sleeping at some relatives or in the hotels, the unlucky ones are sleeping in tents… At least all of them seem to be in good health and relatively positive about the future.

What makes me really sad is to see the city where I have been studying for six years transformed in a sort of city of ghosts. I am sincerely sorry for all the victims of the earthquake. Victims not of the power of nature, but of the rotten public system which allows private and public buildings to be constructed without obeying to the essential safety laws. The public hospital of L’Aquila, inaugurated nine year ago, was seriously damaged… The student hostel collapsed… And despite this tragedy, Berlusconi was even able to make one of his “brilliant jokes”, saying that the victims should view this experience as a camping weekend. All this is just disgusting.

Norge-Italia-Norge-Россия

This year I applied for 20 working days of vacation… Strange feeling to have vacations constrained by a contract… Well, I am a full-time worker now, first or last it had to happen.

Planning my vacations was not so easy this year. I wanted to go home in Italy, but at the same time I wanted some action somewhere else in the world… And I had to make it fit with some deadlines at the University. The final choice was the following: Italia at the end of June, and Россия — it means just Russia, but I could not resist to write it in Cyrillic :) — at the end of July.

A journey to Italy always gives me a mixture of contradictory feelings. On one hand it is pleasant to come back to my home-sweet-home after a long while: my family, my wonderful nephews and niece, my (few) good old friends, good weather, good sea, good food, good wine… On the other hand, the little old-fashion culture of Italy makes me pissed off every time I clash with it. Italian society seems hopeless and passive, staring at the cultural and economical decline. You can sense it everywhere, even in the speeches and faces of people. Every time I am preparing my trip to Italy I am so excited, but once back I always feel that my vacation has a sour after-taste. Anyway, my home village is very little and I did not do that much except sunbathing, swimming and going out with my friends. At least one day I was brave enough to climb the Gran Sasso mountain up to the top (2912m). This was the most exciting moment of my vacation in Italy, and I have to thank Antonio for being my guide.

If the first vacation was calm and relaxing, the one that came after was absolutely thrilling and exhausting. I visited St. Petersburg and Moscow, together with Diego and Federico, probably the best — or the worst depending on the point of view… :) — “colleagues” I could ask. The same way Diego said it to me one year ago, now I can say as well “la Russia mi ha cambiato la vita” (Russia changed my life). Part of me will never be the same after this vacation… It was probably the best I have ever had, well done guys!

St. Petersburg is a lovely old-fashion city, quite European in the way of living, but still Soviet in its symbols. Being full of art, it was a very good place to enlarge my photography experience. Moscow is young and dynamic, somehow too big for my taste, but definitely magnificent. Very good night life, even though we had only a couple of chances to experience it. It is difficult to compare those two cities, they are very different but I was fascinated by both.

I was very surprised by this country and by its people. Russians, especially Russian girls, were extremely charming and welcoming. I got in touch very special persons, who helped me in many ways and acted as tourist guides just for me. Curiously, I noticed that Russians dress up on more occasions than Europeans do. Even to go for a casual walk, a Russian woman could wear high heels and a nice dress. A hardcore feminist might have the wrong impression that women do this because they are victimized, but Russian women themselves explained it this way, “We only live once; I want to look and feel my best”. I was actually very glad of it. ;) Moreover, all the stereotypes I heard before about criminality in Russia were exaggerated. Maybe it has something to do with the fact that we spent most of our time either sightseeing or in our apartment, but I had the impression that both St. Petersburg and Moscow are not more dangerous then other big cities in Europe.

What else can I say? Probably that I will be back in Russia one day, hopefully soon! I uploaded pictures from my trips. Check my Flickr photostream, and do not forget to leave comments!

До свидания.

5×1000 all’Università degli Studi dell’Aquila

Dopo aver trascorso 7 anni di studi all’Università degli Studi dell’Aquila, ora che entrerò nel mondo del lavoro ho deciso di donare il 5×1000 all’ateneo che mi ha fatto diventare Dottore in Informatica.

Pensavo che la procedura fosse complessa, invece per una volta la burocrazia ha funzionato a dovere. I dati di riferimento sono i seguenti:

  • Codice fiscale/Partita IVA : 1021630668
  • Ragione sociale: Università degli Studi dell’Aquila

Un comercialista impiegherà probabilmente meno di un minuto ad inserire questi dati nell’apposito software di interfacciamento con l’Agenzia delle Entrate.

Ad ogni modo su tutti i modelli per la dichiarazione dei redditi (Modello Unico, 730, CUD, ecc.) compare un riquadro appositamente creato per la destinazione del 5×1000. In questo riquadro sono presentate tre aree di destinazione, si deve barrare quella dedicata alla “Ricerca scientifica”. È sufficiente poi indicare il numero di codice fiscale di cui sopra e firmare.

La ricerca è notoriamente snobbata dai nostri governi, indipendentemente dallo schieramento, ma noi possiamo cambiare questa tendenza. Di certo la sola devoluzione del 5×1000 alla ricerca non sarà sufficiente ad arrestare la fuga di cervelli (fra i quali il mio), ma quantomeno darà un messaggio chiaro a tutto quel mondo politico che da diversi anni sta tagliando le ali a tutti quei brillanti ricercatori che avrebbero potuto donare un contributo concreto e significativo allo sviluppo e all’ammodernamento del Paese.

Stato della chiesa

L’Italia, o meglio, la Repubblica Italiana, dovrebbe cambiare nome, si dovrebbe chiamare Stato della Chiesa… sí avete letto bene Stato della Chiesa come nell’antico splendore ottocentesco. Per le persone con un minimo di senso critico ed occhio attento la cosa è chiara da sempre: la Chiesa ha il potere, quello vero, quello che manipola le coscienze e la rende intoccabile. Fortuna che siamo nel 2007. Non sono solo i politici ad essere genuflessi (siamo probabilmente l’unico stato in cui esistono i catto-comunisti), ma lo è anche la magistratura, la televisione, la stampa…

Lo spunto per questa riflessione è la recente notizia che nel processo a Radio Vaticana, accusata di essere responsabile di inquinamento elettromagnetico che aumenterebbe l’incidenza di tumori cosí come di altre patologie, l’emittente pontificia è stata assolta in appello. “Il fatto contestato non è previsto dalla legge italiana come reato”. Il che significa che l’attività della Radio non può essere contestata. La cosa non dovrebbe neanche meravigliarmi ormai.

Ora io non voglio entrare in merito né a questioni mediche né a questioni legali, non sono competente. Non posso assolutamente dire nulla riguardo alla veridicità della tesi secondo la quale l’inquinamento elettromagnetico causi patologie terminali, né tanto meno ho gli strumenti tecnici per capire come mai la magistratura abbia ribaltato una prima sentenza di colpevolezza.

Quello che so è che ci sono dei limiti di legge riguardanti le potenze massime di emissione che vengono banalmente superate da Radio Vaticana. La cosa è stata ampiamente mostrata in vari servizi di Iene, Striscia la Notizia, Report e chissà quanti altri, se ne parla da troppi anni ormai. Sicuramente i vari comitati delle aree colpite da questo elettrosmog avranno presentato in tribunale innumerevoli perizie tecniche. Eppure la magistratura ha deciso di non farsi piú domande, e ristabilire come al solito il principio di intoccabilità della Chiesa.

Questo è solo uno dei tanti esempi. Si potrebbe anche parlare dell’attacco da parte della Chiesa ai comici del concerto del primo maggio, dell’affossamento dei DICO, della campagna di disinformazione per togliere credibilità all’inchiesta della BBC sul “Crimen Sollicitationis”… da notare che ho citato solo quanto accaduto nell’ultimo mese.

La colpa non è solo dei politici, ma della cultura dell’italiano medio. Le cose che accadono nel Brutto Paese sono lo specchio della mentalità retrograda che contraddistingue chi lo abita. Il catechismo della Chiesa cattolica infatti ricorda (nn. 1267 e 1269) che il battesimo «incorpora alla Chiesa» e «il battezzato non appartiene più a se stesso […] perciò è chiamato […] a essere “obbediente” e “sottomesso” ai capi della Chiesa».

Voi volete ancora continuare ad essere sottomessi? Se la risposta è no potete sempre cancellare gli effetti civili del battesimo, trovate tutte le informazioni di cui avete bisogno qui. Io l’ho già fatto, mi sono “sbattezzato” per coerenza, per democrazia e per rivendicare la mia identità.

Senso di appartenenza

Ultimamente mi chiedo a cosa corrisponda esattamente il “senso di appartenenza” e come questo condizioni la vita di un individuo. Su Wikipedia ho trovato una definizione molto interessante, che parte dal concetto di “identità”:

“Il concetto di identità riguarda, per un verso, il modo in cui l’individuo considera sé stesso come membro di determinati gruppi (genere, etnia, nazione, professione, ecc.) e, per l’altro, il modo in cui i codici di quei gruppi consentono a ciascun individuo di pensarsi, muoversi, collocarsi e relazionarsi rispetto a sé stesso e agli altri. [...] Molte persone sono orgogliose del gruppo in cui si identificano, che fornisce loro un senso di appartenenza ad una comunità, e per converso nutrono un differente gradiente di rifiuto per i gruppi che considerano esterni o altri, gradiente tarato in base al grado di vicinanza o lontananza dell’altro dal proprio.” [Wikipedia, 2007]

Con il passare degli anni il mio personale senso di appartenenza ha confini sempre piú laschi, cosí come quello che è stato precedentemente definito come “gradiente di rifiuto” continua a scendere.

Mi sento italiano? O meglio, mi identifico con gli italiani? La risposta ora è “piú no che sí”: ci sono cose della nostra cultura di cui vado sicuramente orgoglioso (la lingua, il calore, lo stile, la cucina, ecc.) ma ci sono cose che mi fanno rimanere veramente indignato di cui non parlerò in questa occasione per evitare di passare qui il resto della giornata.

Mi sento un informatico? Anche qui la risposta è “sí con riserva”: amo la tecnologia, mi piace spendere tempo davanti al mio computer, ma non mi identifico nella maniera piú assoluta in quella categoria di nerd che riescono a scrivere il software rivoluzionario allo stato dell’arte ma che poi hanno zero esperienza di vita, si trascurano ed hanno paura di uscire di casa.

Di domande cosí potrei pormene tante, ma non so in quanti casi risponderei un sí o un no secco. In buona parte tutto questo è stato possibile solo grazie alla mia esperienza di studente Erasmus, che “mi ha fatto ammalare cronicamente di internazionalizzazione”.

Sento di dover consigliare spassionatamente a tutti l’esperienza all’estero. Aiuta a capire molto di sé stessi e degli altri, ti fa mettere in discussione e alla fine ne esci arricchito e con la mente aperta molto di piú di quando non lo fosse all’inizio. Il “senso di appartenenza” appunto, non sarà piú lo stesso, ma si sentirà di far parte di un tutto dal quale attingere il meglio che le culture del mondo offrono.

Pensando a queste cose ho ricordato quando durante l’infanzia mia madre, nel mezzo di discorsi piuttosto impegnativi per un ragazzino, diceva di sentirsi “cittadina del mondo” piuttosto che fiorentina o italiana. Purtroppo la saggezza dei propri genitori, se si è fortunati, la si capisce ed apprezza solo arrivati ad una determinata età. Adesso che ho 26 anni penso aver finalmente capito il significato delle sue parole.