La tastiera italiana come causa di un pericoloso malcostume linguistico

Curiosities, Italiano, Languages, Wishy-washiness 5 Comments

Ho deciso di condividere un articolo che scrissi nel 2007 dal titolo “La tastiera italiana come causa di un pericoloso malcostume linguistico“. Nell’articolo mostro come il layout di tastiera italiano favorisca l’uso del digramma lettera + apice in sostituzione della lettera accentata. Pur non avendo una preparazione universitaria in linguistica, decisi di scrivere questo articolo come reazione alla trattazione decisamente superficiale dell’argomento da parte dell’Accademia della Crusca. Ogni commento è benvenuto.

Buona lettura. :)

Lettera aperta ai rappresentanti politici italiani

Italiano, Personal Life, Politics 7 Comments

Gentili rappresentanti politici italiani,

sono Alessandro Rossini, un giovane di 28 anni originario della provincia di Teramo che è stato costretto purtroppo o per fortuna ad espatriare per non vedere vanificati tanti anni di sacrifici.

Scrivo questa lettera per condividere con voi la mia storia. Prendetela un po’ come volete: come la storia di un perfetto sconosciuto a cui non dare nessuna importanza oppure come l’ennesima preoccupante testimonianza di uno dei tanti “anonimi” cervelli in fuga che da decenni abbandonano il Bel Paese.

Ho investito diversi anni della mia vita sopra i libri per ottenere una istruzione universitaria. Non sono stato solo un “secchione”, ho coltivato i miei interessi ed ho avuto i miei momenti di svago, ma i sacrifici sono stati tanti. Il risultati sono stati una laurea magistrale con lode in informatica ed un Master in Web Technology presso l’Università degli Studi dell’Aquila, uno stage aziendale di quattro mesi a Roma presso una importante società di consulenza e soprattutto un anno di scambio in Norvegia grazie al programma Erasmus.

Alla fine del mio ciclo di studi mi sarebbe piaciuto rimanere in accademia a fare il ricercatore. La ricerca è una delle cose che mi stimola di piú… Già da bambino dicevo che da grande avrei fatto l’ “inventore”. Non avevo ancora idea di cosa avrei inventato, ma le intenzioni erano buone. :) Il relatore della mia tesi mi invitò a partecipare al concorso per l’assegnazione di una borsa di studio per il corso di dottorato, ma le condizioni di lavoro sarebbero state quelle stranote: all’epoca poco piú di 800€ netti al mese, ovviamente se fossi rientrato fra i pochi “eletti” a vincere il concorso. Dovetti declinare a malincuore la proposta. Uno scapolo che non vuole piú vivere a casa e gravare sulle finanze dei genitori ha bisogno di molto di piú di 800€ al mese. La cosa sconcertante è che è possibile guadagnare di piú con lavori (tutti rispettabilissimi ovviamente) per i quali non è richiesta la benché minima preparazione universitaria. È questa la ricetta per mantenere i giovani ricercatori nei nostri atenei?

Non mi restava che valutare le opportunità del mondo dell’industria. Fortunatamente, grazie ai contatti che le aziende hanno con gli atenei, ricevetti diverse proposte di lavoro nei mesi seguenti la mia laurea. La maggior parte delle offerte arrivarono da Roma e Milano, ed io sarei stato ben disposto a trasferirmi, se solo avessi ricevuto una proposta di lavoro adeguata. In realtà nessuna di queste proposte mi avrebbe ripagato dei sacrifici fatti. L’offerta piú vantaggiosa mi proponeva di lavorare a Milano per uno stipendio di 1200€ netti al mese, con un contratto di formazione e lavoro della durata di un anno. Mi chiesi piú volte cosa avessi studiato a fare… Con il costo della vita delle metropoli italiane, e con il precariato di questi contratti, voi (dimenticando per un attimo l’agio in cui vivete grazie alle cariche che rivestite) avreste accettato l’offerta? Io proprio no. Molti dei miei colleghi ci sono già passati, e tutti hanno vissuto almeno il primo anno di lavoro con l’ansia di non arrivare alla fine del mese.

Eppure, rappresentanti politici, con i vostri programmi elettorali avete sempre promesso, tra le tante cose, maggiori investimenti per l’istruzione e la ricerca, la riduzione del precariato lavorativo, lo snellimento della burocrazia, ma soprattutto avete promesso un futuro ai giovani. Puntualmente, tutte queste promesse sono state disattese.

A dir poco scoraggiato dallo scenario che mi si presentava davanti, iniziai a pensare che l’unica strada auspicabile per la mia carriera sarebbe stata quella di spostarmi all’estero. Nel marzo 2007, grazie ai contatti fatti durante la mia esperienza di studi in Norvegia, ricevetti una proposta di lavoro come ingegnere del software presso una azienda di consulenza informatica di Bergen. La scelta non era delle piú semplici, ma alla fine accettai e poche settimane dopo ero nel profondo nord. Dopo qualche mese di lavoro come ingegnere, nell’ottobre del 2007 si presentò l’occasione di entrare nel programma di dottorato di ricerca presso l’Università di Bergen. Occasione devo dire molto allettante, visto che la ricerca era sempre rimasta la mia piú grande aspirazione. Nonostante ci fosse una sola borsa disponibile, risultai l’unico candidato scientificamente idoneo e firmai il nuovo contratto a dicembre. Cosí si concluse la mia breve esperienza in industria e dal gennaio 2008 lavoro all’Università come dottorando, realizzando uno dei miei sogni.

È inutile che vi dica che le condizioni contrattuali sono decisamente allettanti: lo stipendio di partenza (anche normalizzato al costo della vita) è piú del doppio di quanto offerto in Italia, la classe di stipendio viene aumentata annualmente, ho cinque settimane di ferie pagate all’anno e posso lavorare con orario flessibile. Ancora una volta, voi cosa avreste fatto? Io ho preso la mia decisione serenamente, ho accettato di investire almeno i prossimi quattro anni della mia vita qui, tanto avevo capito che dimenticandomi dell’Italia avrei avuto piú benefici che svantaggi.

Da due anni vivo in un Paese che, pur con i suoi difetti e problemi, è sicuramente moderno e dinamico. Ricordo ancora che al mio arrivo tutti mi parlavano in inglese, e le uniche cose che dovetti fare furono richiedere il permesso di soggiorno ed aprire un conto in banca. In meno di un giorno avevo finito con la burocrazia, nessuno mi chiese di riempire decine di moduli ridondanti, nessuno mi chiese di comprare marche da bollo, nessuno mi chiese di rivolgermi ad altri uffici. Alle tasse ci pensa direttamente il datore di lavoro. Le mie qualità vengono valorizzate ed alla fine del mese ho la mia gratificazione economica.

Quella di trasferirmi all’estero è stata comunque una delle scelte piú difficili della mia vita. Trasferirsi a piú di 3000km da casa vuol dire mettersi completamente in gioco e ricominciare da zero. Rinunciare alla vicinanza della propria famiglia, dei propri affetti, delle proprie amicizie sono solo le piú ovvie delle conseguenze di una scelta cosí importante. Si deve imparare una nuova lingua, cambiare le proprie abitudini alimentari, familiarizzare con nuovi usi e costumi e farsi piacere anche quello a cui non siamo e non vorremmo essere abituati. Si deve affrontare la solitudine, ricostruire una rete di amicizie e a volte sentirsi un ospite indesiderato. Credete sia facile? Eppure io preferisco affrontare di petto tutto questo pur di avere un futuro…

Signori rappresentanti politici, sarò ripetitivo ma ci tengo a ribadire che io sono solo uno dei tanti cervelli che hanno ricevuto ospitalità e garanzie all’estero. In Italia, a parte il mio relatore di tesi che è stato l’unico lungimirante, nessuno ha provato a trattenermi. Questo è un problema che conoscete bene, eppure non riuscite ad arginarlo in nessun modo. Perché una volta tanto al posto di ostacolarvi “a priori” non trovate un accordo su tematiche di interesse nazionale? Perché al posto di giocare alla creazione di nuovi partiti, federazioni e alleanze, non cercate concretamente di frenare gli innumerevoli sperperi di denaro pubblico e li investite in maniera opportuna? Oppure il sistema è veramente cosí marcio da non poter porre rimedio? La meritocrazia è persa per sempre in Italia?

I giovani che fuggono lo fanno perché non hanno possibilità di esprimersi nel loro Paese, e non c’è da meravigliarsi: la ricerca universitaria si regge in piedi con mezzi di fortuna e le aziende italiane in cui si possa parlare di ricerca e sviluppo si contano ormai con le dita delle mani. Non vi preoccupa minimamente che molti giovani capaci spicchino il volo per andare a dare il loro contributo in altri stati? Con la natalità ai minimi europei ed il conseguente invecchiamento della società, e con le remote possibilità di far rientrare chi scappa, che sviluppo pensate possa avere il Bel Paese nei prossimi decenni?

Io rimango perplesso e soprattutto triste che un Paese dalla storia cosí ricca sia stato distrutto dai giochi di potere di rappresentanti politici che da 50 anni non fanno piú politica, ma pensano solo agli interessi di una casta.

Cordiali saluti,

Alessandro Rossini

Addio Italia: finalmente a Bergen

Italiano, Personal Life 12 Comments

Come avrete potuto notare ultimamente non ho avuto molto tempo per scrivere sul blog, il che non è una novità. :) In realtà questi ultimi giorni sono stato piú impegnato del solito, poiché mi stavo preparando ad un cambiamento piuttosto significativo nella mia vita.

Fino a qualche mese fa ero ancora un semplice studente desideroso di terminare gli studi, e vivevo con la mia ragazza a L’Aquila, non lontano dalla mia famiglia. Oggi invece sono un lavoratore a tempo pieno e vivo a Bergen, in Norvegia, lontano piú di 3000km dai miei affetti.

Perché questo cambio radicale? Dopo essermi laureato ho iniziato a ricevere diverse proposte di lavoro, tra cui rimanere a fare un dottorato di ricerca nella mia università (ma senza alcuna garanzia di ricevere la borsa di studio), oppure trasferirmi a Roma o Milano per lavorare in una delle tante società di consulenza informatica. Sia per le condizioni di lavoro sia per il salario nessuna delle offerte che ho ricevuto rendeva merito alla mia piccola ma intensa carriera accademica e lavorativa, ma ovviamente questo è un mio punto di vista. Alcuni amici e colleghi continuano a dirmi che è normale, che anche loro ci sono passati, che il mercato del lavoro è cosí per tutti, specialmente per gli informatici… ma io non avevo nessuna voglia di accontentarmi.

C’è da dire poi che da molto tempo covavo una certa insofferenza per tutte quelle problematiche socio-politiche che stanno mandando in rovina l’Italia, su cui non sto a dilungarmi visto che mi ci sono avvelenato il dente fin troppe volte.

Dalla Norvegia ho ricevuto una sola proposta, che anche normalizzata al costo della vita è di gran lunga piú gratificante di tutte le altre che ho ricevuto dall’Italia. E cosí ho preso una scelta, neanche completamente cosciente del passo che avrei fatto ho deciso che sarei tornato nella città che mi aveva già ospitato per un anno.

Quanto rimarrò qui? Chi lo sa, io ho voglia di girare il mondo quindi non è affatto detto che la Norvegia sia il posto dove mi sistemerò in pianta stabile, ma per il momento ci resto e prendo il meglio che mi viene offerto.

Ovviamente alcune cose mi mancheranno: la ragazza, la famiglia, gli amici, il clima, il sole, il mare, la cucina, la moto… ;) Per il resto però credo proprio di aver fatto la scelta giusta, qui ho molto da guadagnare e poco da perdere.

Addio Italia, hai perso un cervello e hai guadagnato un turista.

5×1000 all’Università degli Studi dell’Aquila

Italiano, Politics, Society 2 Comments

Dopo aver trascorso 7 anni di studi all’Università degli Studi dell’Aquila, ora che entrerò nel mondo del lavoro ho deciso di donare il 5×1000 all’ateneo che mi ha fatto diventare Dottore in Informatica.

Pensavo che la procedura fosse complessa, invece per una volta la burocrazia ha funzionato a dovere. I dati di riferimento sono i seguenti:

  • Codice fiscale/Partita IVA : 1021630668
  • Ragione sociale: Università degli Studi dell’Aquila

Un comercialista impiegherà probabilmente meno di un minuto ad inserire questi dati nell’apposito software di interfacciamento con l’Agenzia delle Entrate.

Ad ogni modo su tutti i modelli per la dichiarazione dei redditi (Modello Unico, 730, CUD, ecc.) compare un riquadro appositamente creato per la destinazione del 5×1000. In questo riquadro sono presentate tre aree di destinazione, si deve barrare quella dedicata alla “Ricerca scientifica”. È sufficiente poi indicare il numero di codice fiscale di cui sopra e firmare.

La ricerca è notoriamente snobbata dai nostri governi, indipendentemente dallo schieramento, ma noi possiamo cambiare questa tendenza. Di certo la sola devoluzione del 5×1000 alla ricerca non sarà sufficiente ad arrestare la fuga di cervelli (fra i quali il mio), ma quantomeno darà un messaggio chiaro a tutto quel mondo politico che da diversi anni sta tagliando le ali a tutti quei brillanti ricercatori che avrebbero potuto donare un contributo concreto e significativo allo sviluppo e all’ammodernamento del Paese.

Stato della chiesa

Italiano, Politics, Society 1 Comment

L’Italia, o meglio, la Repubblica Italiana, dovrebbe cambiare nome, si dovrebbe chiamare Stato della Chiesa… sí avete letto bene Stato della Chiesa come nell’antico splendore ottocentesco. Per le persone con un minimo di senso critico ed occhio attento la cosa è chiara da sempre: la Chiesa ha il potere, quello vero, quello che manipola le coscienze e la rende intoccabile. Fortuna che siamo nel 2007. Non sono solo i politici ad essere genuflessi (siamo probabilmente l’unico stato in cui esistono i catto-comunisti), ma lo è anche la magistratura, la televisione, la stampa…

Lo spunto per questa riflessione è la recente notizia che nel processo a Radio Vaticana, accusata di essere responsabile di inquinamento elettromagnetico che aumenterebbe l’incidenza di tumori cosí come di altre patologie, l’emittente pontificia è stata assolta in appello. “Il fatto contestato non è previsto dalla legge italiana come reato”. Il che significa che l’attività della Radio non può essere contestata. La cosa non dovrebbe neanche meravigliarmi ormai.

Ora io non voglio entrare in merito né a questioni mediche né a questioni legali, non sono competente. Non posso assolutamente dire nulla riguardo alla veridicità della tesi secondo la quale l’inquinamento elettromagnetico causi patologie terminali, né tanto meno ho gli strumenti tecnici per capire come mai la magistratura abbia ribaltato una prima sentenza di colpevolezza.

Quello che so è che ci sono dei limiti di legge riguardanti le potenze massime di emissione che vengono banalmente superate da Radio Vaticana. La cosa è stata ampiamente mostrata in vari servizi di Iene, Striscia la Notizia, Report e chissà quanti altri, se ne parla da troppi anni ormai. Sicuramente i vari comitati delle aree colpite da questo elettrosmog avranno presentato in tribunale innumerevoli perizie tecniche. Eppure la magistratura ha deciso di non farsi piú domande, e ristabilire come al solito il principio di intoccabilità della Chiesa.

Questo è solo uno dei tanti esempi. Si potrebbe anche parlare dell’attacco da parte della Chiesa ai comici del concerto del primo maggio, dell’affossamento dei DICO, della campagna di disinformazione per togliere credibilità all’inchiesta della BBC sul “Crimen Sollicitationis”… da notare che ho citato solo quanto accaduto nell’ultimo mese.

La colpa non è solo dei politici, ma della cultura dell’italiano medio. Le cose che accadono nel Brutto Paese sono lo specchio della mentalità retrograda che contraddistingue chi lo abita. Il catechismo della Chiesa cattolica infatti ricorda (nn. 1267 e 1269) che il battesimo «incorpora alla Chiesa» e «il battezzato non appartiene più a se stesso […] perciò è chiamato […] a essere “obbediente” e “sottomesso” ai capi della Chiesa».

Voi volete ancora continuare ad essere sottomessi? Se la risposta è no potete sempre cancellare gli effetti civili del battesimo, trovate tutte le informazioni di cui avete bisogno qui. Io l’ho già fatto, mi sono “sbattezzato” per coerenza, per democrazia e per rivendicare la mia identità.

Tengo famiglia

Italiano, Politics 2 Comments


No comment…

Senso di appartenenza

Italiano, Society 2 Comments

Ultimamente mi chiedo a cosa corrisponda esattamente il “senso di appartenenza” e come questo condizioni la vita di un individuo. Su Wikipedia ho trovato una definizione molto interessante, che parte dal concetto di “identità”:

“Il concetto di identità riguarda, per un verso, il modo in cui l’individuo considera sé stesso come membro di determinati gruppi (genere, etnia, nazione, professione, ecc.) e, per l’altro, il modo in cui i codici di quei gruppi consentono a ciascun individuo di pensarsi, muoversi, collocarsi e relazionarsi rispetto a sé stesso e agli altri. [...] Molte persone sono orgogliose del gruppo in cui si identificano, che fornisce loro un senso di appartenenza ad una comunità, e per converso nutrono un differente gradiente di rifiuto per i gruppi che considerano esterni o altri, gradiente tarato in base al grado di vicinanza o lontananza dell’altro dal proprio.” [Wikipedia, 2007]

Con il passare degli anni il mio personale senso di appartenenza ha confini sempre piú laschi, cosí come quello che è stato precedentemente definito come “gradiente di rifiuto” continua a scendere.

Mi sento italiano? O meglio, mi identifico con gli italiani? La risposta ora è “piú no che sí”: ci sono cose della nostra cultura di cui vado sicuramente orgoglioso (la lingua, il calore, lo stile, la cucina, ecc.) ma ci sono cose che mi fanno rimanere veramente indignato di cui non parlerò in questa occasione per evitare di passare qui il resto della giornata.

Mi sento un informatico? Anche qui la risposta è “sí con riserva”: amo la tecnologia, mi piace spendere tempo davanti al mio computer, ma non mi identifico nella maniera piú assoluta in quella categoria di nerd che riescono a scrivere il software rivoluzionario allo stato dell’arte ma che poi hanno zero esperienza di vita, si trascurano ed hanno paura di uscire di casa.

Di domande cosí potrei pormene tante, ma non so in quanti casi risponderei un sí o un no secco. In buona parte tutto questo è stato possibile solo grazie alla mia esperienza di studente Erasmus, che “mi ha fatto ammalare cronicamente di internazionalizzazione”.

Sento di dover consigliare spassionatamente a tutti l’esperienza all’estero. Aiuta a capire molto di sé stessi e degli altri, ti fa mettere in discussione e alla fine ne esci arricchito e con la mente aperta molto di piú di quando non lo fosse all’inizio. Il “senso di appartenenza” appunto, non sarà piú lo stesso, ma si sentirà di far parte di un tutto dal quale attingere il meglio che le culture del mondo offrono.

Pensando a queste cose ho ricordato quando durante l’infanzia mia madre, nel mezzo di discorsi piuttosto impegnativi per un ragazzino, diceva di sentirsi “cittadina del mondo” piuttosto che fiorentina o italiana. Purtroppo la saggezza dei propri genitori, se si è fortunati, la si capisce ed apprezza solo arrivati ad una determinata età. Adesso che ho 26 anni penso aver finalmente capito il significato delle sue parole.

í ed ú: perché l’accento acuto?

Curiosities, Italiano, Languages, Wishy-washiness 7 Comments

Probabilmente in pochi si saranno accorti del fatto che nei testi faccio uso dell’accento acuto sopra alle vocali i ed u. La cosa potrebbe sembrare atipica, ed in effetti lo è.

Quella che si considera la norma di riferimento per quello che riguarda l’uso degli accenti nella lingua italiana è la nº 6015 dell’Ente Nazionale Italiano di Unificazione (UNI), nella quale si raccomandano le seguenti convenzioni:

  • Il segnaccento, nei casi in cui è obbligatorio, è sempre grave sulle vocali: a, i, o, u;
  • Sulla e, il segnaccento obbligatorio è grave se la vocale è aperta, è acuto se la vocale è chiusa.

Questa norma è completamente illogica e a sostenerlo non sono solo io ma linguisti autorevoli come Canepàri. La questione è abbastanza semplice da capire: se l’accendo acuto <´> indica la vocale chiusa e quello grave <`> la vocale aperta, per coerenza verrebbe da pensare che quest’ultimo venga raccomandato per i ed u poiché sarebbero vocali aperte. E proprio qui nasce la contraddizione. Nel sistema vocalico italiano tali vocali vengono descritte come, risettivamente, anteriore e posteriore di massima chiusura. Questo vuol dire che la i e la u sono le vocali foneticamente piú chiuse dell’italiano.

Già questa sintetica spiegazione dovrebbe far capire quanto la norma di riferimento sia illogica, ma siamo in Italia… le cose fatte “alla carlona” sono il nostro forte. Studiando le basi della lingua catalana (lingua madre della mia ragazza, ovvero colei che senza volerlo mi ha aperto la mente sulla linguistica ;) ) ho avuto solo conferme: il loro sistema vocalico è quasi identico al nostro, eppure coerentemente prevedono solo l’accento acuto su i ed u.

Ad ogni modo c’è chi ha trattato l’argomento in maniera piú che esaustiva, se siete curiosi potete leggere un articolo scritto da Paolo Matteucci qui.

Se vi state chiedendo poi come si possano digitare questi caratteri con la tastiera italiana, be’, questo è un capitolo enorme e spero di parlarvene al piú presto…

Dieci anni di home page

Curiosities, Internet, Italiano 2 Comments

Giorni fa, mentre mettevo mano al codice del tema che uso su questo sito, ho iniziato a riflettere su quanto tempo è passato dalla mia prima apparizione su Internet e come è evoluto il mio sito in tutto questo tempo.

Iniziai a connettermi ad Internet intorno al 1995 con un modem della U.S. Robotics da 28.800bps, pagato un occhio della testa. Lo pseudonimo con cui mi presentavo era Nemo, scelta piuttosto infelice lo so, ma a quei tempi Internet era ancora qualcosa di nicchia e mi potevo permettere questo nome poco originale. :)

Credo che realizzai la mia prima home page nel 1997. Era caricata su uno spazio web che mi veniva offerto come parte del servizio di connettività del provider locale. Ci caricavo qualche foto e ci sperimentavo quegli script che trovavo qua e là in rete, fra cui il temutissimo windows bombing che associava un ciclo infinito di apertura pop-up ad un tasto opportunamente etichettato “Don’t click”.

Pur avendo subito vari traslochi in altri spazi web gratuiti, la struttura della mia home page rimase piú o meno la stessa fino al 2000.

Nemo Home Page

Con l’avanzare del tempo poi, fu sempre piú evidente la difficoltà di continuare ad utilizzare lo pseudonimo scelto: Nemo era diventato sputtanatissimo e non avevo quasi mai la possibilità di registrarmi a servizi gratuiti con questa username. Decisi cosí di cambiare pseudonimo, cosa che mi costò tantissimo sia per il legame con il vecchio nome sia per l’indecisione su cosa potesse essere sufficientemente originale. Alla fine scelsi Aronnax, poiché decisi che come il primo anche il nuovo sarebbe dovuto essere tratto dal libro “20000 leghe sotto i mari” di Giulio Verne. Inoltre Aronnax inizia con le mie due iniziali AR, cosa che lo avvicina ancora di piú a me.

Con l’occasione ridisegnai la mia nuova home page, dandogli un tono ancora piú personale. Anche i contenuti cambiarono un po’, ed iniziai a caricare i primi esperimenti di codice sorgente che facevo con GNU/Linux tra università e tempo libero. Per la grafica presi ispirazione dal sito Apple che a quei tempi introduceva MacOS X. Questa versione della home page è durata fino al 2002.

Aronnax Home Page

Sempre durante il 2002 decisi finalmente di registrare il dominio aronnax.it. La vecchia home page fu abbandonata, per fare spazio ad un portale di informazione dedicato a GNU/Linux. Questo portale era basato su un gestore di contenuti scritto da me e Graziano Liberati, e le notizie erano curate interamente da me. Nonostante gli sforzi dopo esattamente tre anni il portale fu chiuso poiché il tempo da spendere era troppo, ed il ricavo troppo poco.

Nel 2003 registrai anche il dominio alessandrorossini.it sul quale caricai il mio primo vero sito personale, da tipico studente di informatica che già pensa al domani lavorativo. ;) Il tono passava infatti da goliardico a serio: il contenuto principale del sito, escludendo la pagina di benvenuto con la mia faccia che ho portato avanti fino a quest’anno, era il Curriculum Vitae. Per la grafica scelsi la strada piú rapida di scaricare ed utilizzare una delle template disponibili sul portale Open Source Web Design.

Alessandro Rossini's Web Site 1.0

Le versioni successive che andarono dal 2005 al 2007 non erano differenti nei contenuti, ma rinnovavano un po’ la grafica che si faceva sempre piú accattivante.

Alessandro Rossini's Web Site 2.0
Alessandro Rossini's Web Site 3.0
Alessandro Rossini's Web Site 3.5

Il resto poi lo state vedendo da soli. Sono passato all’ottimo Wordpress e continuerò a scrivere questo blog. L’unica aggiunta è stata la registrazione del sito alessandrorossini.org sul quale tengo la versione in lingua inglese del mio sito.

Ormai insomma sono passati piú di dieci anni dalla mia prima pagina, la tecnologia ha fatto cose impensabili ed io sono completamente cambiato come persona…starò mica diventando vecchio? Aiuto!!! :)

Benvenuti!

Italiano No Comments

Ho dovuto attendere la laurea per riuscire ad installare un blog ma finalmente ce l’ho fatta. Voi vi chiederete: ma ce n’era proprio bisogno?!? Probabilmente no, ma è un modo come un altro per sfogare la mia logorroicità e la mia indole da opinionista. E poi avere un blog oggi “fa figo”. ;)

Siamo nell’era del web 2.0, qualcosa che nessuno sa esattamente cosa sia ma che è sulla bocca di tutti. Ormai chiunque abbia un rapporto anche minimo con l’informatica fa uso di weblog, photolog, social networks, social bookmarking, wiki, podcasting… non volendo passare per “il calzolaio dalle scarpe rotte” ho deciso che anche io avrei dovuto in qualche modo iniziare a sfruttare queste tecnologie.

© 2007 Alessandro Rossini • Graphics by N.Design Studio • Valid XHTML & CSS
Entries RSS Comments RSS Log in