Probabilmente in pochi si saranno accorti del fatto che nei testi faccio uso dell’accento acuto sopra alle vocali i ed u. La cosa potrebbe sembrare atipica, ed in effetti lo è.
Quella che si considera la norma di riferimento per quello che riguarda l’uso degli accenti nella lingua italiana è la nº 6015 dell’Ente Nazionale Italiano di Unificazione (UNI), nella quale si raccomandano le seguenti convenzioni:
- Il segnaccento, nei casi in cui è obbligatorio, è sempre grave sulle vocali: a, i, o, u;
- Sulla e, il segnaccento obbligatorio è grave se la vocale è aperta, è acuto se la vocale è chiusa.
Questa norma è completamente illogica e a sostenerlo non sono solo io ma linguisti autorevoli come Canepàri. La questione è abbastanza semplice da capire: se l’accendo acuto <´> indica la vocale chiusa e quello grave <`> la vocale aperta, per coerenza verrebbe da pensare che quest’ultimo venga raccomandato per i ed u poiché sarebbero vocali aperte. E proprio qui nasce la contraddizione. Nel sistema vocalico italiano tali vocali vengono descritte come, risettivamente, anteriore e posteriore di massima chiusura. Questo vuol dire che la i e la u sono le vocali foneticamente piú chiuse dell’italiano.
Già questa sintetica spiegazione dovrebbe far capire quanto la norma di riferimento sia illogica, ma siamo in Italia… le cose fatte “alla carlona” sono il nostro forte. Studiando le basi della lingua catalana (lingua madre della mia ragazza, ovvero colei che senza volerlo mi ha aperto la mente sulla linguistica
) ho avuto solo conferme: il loro sistema vocalico è quasi identico al nostro, eppure coerentemente prevedono solo l’accento acuto su i ed u.
Ad ogni modo c’è chi ha trattato l’argomento in maniera piú che esaustiva, se siete curiosi potete leggere un articolo scritto da Paolo Matteucci qui.
Se vi state chiedendo poi come si possano digitare questi caratteri con la tastiera italiana, be’, questo è un capitolo enorme e spero di parlarvene al piú presto…
























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